L’anziano: una bellezza da preservare

Cosa cambia durante l'invecchiamento e come è cambiato il modo di vedere gli anziani

In questi ultimi tempi la parola "vecchio" attribuita in passato a persone di età avanzata, è quasi scomparsa dal linguaggio odierno ed è stata sostituita dalla parola "anziano".

Il passaggio da "vecchio" ad "anziano" ha avuto inizio verso la fine degli anni '70, quando i cosiddetti "vecchi" hanno cominciato ad essere numerosi a seguito del benessere economico e degli sviluppi in campo medico- sanitario che hanno favorito un allungamento della vita e una età pensionabile in condizioni fisiche abbastanza buone da poter fare tante altre belle cose nella vita.

L’anziano possiede un patrimonio di conoscenze e competenze che gli permettono, a pieno titolo, di godersi la vita nonostante il fatto di non essere più così tanto giovane.

L’invecchiamento, infatti, pur essendo un processo naturale e irreversibile di trasformazione e declino delle funzioni vitali che ha inizio con la nascita e termina con la morte dell’essere vivente, non impedisce all’anziano di possedere tutta una serie di capacità fisiche, cognitive, emotive che gli permettono di condurre una vita soddisfacente e lo svolgimento di attività di vario tipo con lo stesso vigore dei giovani, seppur quest’ultimi più rapidi nelle prestazioni psicomotorie.

Ovviamente tutta una serie di fattori hanno incidenza affinché con l’avanzare dell’età si possa condurre una vita serena, come: la presenza di un nucleo familiare accogliente all’interno del quale le relazioni sono buone e che si prenda cura del più debole, un reddito economico soddisfacente, l’esistenza di relazioni sociali extrafamiliari con cui potersi confrontare e costruire, l’assenza di malattie importanti e gravi che possano mettere a repentaglio lo status psicofisico della persona e dei suoi familiari.

E’ importante, quindi, che questi fattori siano preservati il più possibile e si intervenga con tempestività quando vengono a mancare o sono insufficienti per mantenere o ristabilire l’equilibrio necessario personale e familiare.

Una attenzione particolare merita la "demenza", patologia cronica e degenerativa causata da un deterioramento delle strutture del cervello, tale da alterare tutta una serie di funzioni cognitive importanti come: la memoria, il linguaggio, l’orientamento spazio-temporale, il pensiero astratto, la capacità di programmare il futuro.

L’alterazione di queste funzioni, ovviamente, non può che interferire negativamente sul normale svolgimento di vita condotta dall’individuo fino a quel momento e inevitabili sono i cambiamenti sul piano del comportamento in generale, nonché delle relazioni sociali, della personalità, della sfera emotiva e affettiva.

Fortunatamente non tutti gli anziani presentano questa patologia, anche se dalle ricerche in ambito risulta che il 5% degli uomini e il 7% delle donne con più di 65 anni ne è affetto.

Non esistono ad oggi terapie in grado di prevenire la degenerazione cerebrale, tantomeno di guarire dalla demenza; è comunque vero che una terapia farmacologica, associata ad una riabilitazione cognitiva, si rivelano di grande importanza nell’andare a modificare in positivo i fattori coinvolti sia psicologici, che affettivi, ambientali e comportamentali.

E’ vero che la demenza ha un andamento progressivo ma, con gli aiuti mirati, si può rallentare il suo percorso, cercando di mantenere il più possibile lo status-quo cognitivo e funzionale del paziente.

Proprio valorizzando e rinforzando le capacità residue, dando i giusti stimoli ambientali e soprattutto affettivi, il paziente ha modo di sentirsi attivo e partecipe, insieme agli altri anziché da solo, capace di fare e dare con sentimento pur nella difficoltà, restituendogli così ciò che è essenziale nella vita dell’individuo, ossia la fiducia e soprattutto la dignità.

 

                                                                                                                                                            Dr.ssa Laura Persiani


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