Prevenzione dell'Osteoporosi

L' Osteoporosi è una frequente e subdola patologia di prevalente riscontro nelle donne e nell'età adulta.

Essa è caratterizzata dalla perdita di massa ossea che favorisce l'insorgenza di fratture, talora spontanee talora in seguito a traumi di moderata o di minima entità.

L'insieme delle ossa strutturano lo scheletro le cui principali funzioni sono quelle di sostenere il corpo permettendo il mantenimento della postura (posizione del corpo) e permettere il movimento attraverso l'articolazione dei differenti segmenti ossei tra di loro. Considerato che l'organismo orienta le risorse a sua disposizione per strutturare gli organi maggiormente utilizzati tralasciando la ricostruzione di quelli poco usati, l'individuo allettato o che poco si mobilizza vedrà una progressiva perdita della massa ossea (osteoporosi) proprio per la mancanza di necessità di tale struttura funzionale.  

L'osso, a differenza di quanto si possa immaginare ed al pari delle altre strutture corporee, è un organo che manifesta un continuo turnover detto “rimodellamento o rimaneggiamento” attraverso il quale può adattarsi di continuo alle sopravvenute necessità dell'individuo: l'osso è una struttura vivente che viene distrutta e ricostruita continuamente.

Il rimaneggiamento osseo consiste appunto nella continua demolizione e ricostruzione della struttura ossea che avviene attraverso due fondamentali tipi di cellule, gli Osteoclasti e gli Osteoblasti, che distruggono e ricostruiscono l'osso in un turnover continuo.

Al di là dei differenti tipi di osso strutturati in modo particolare per le differenti necessità dei singoli distretti (osso spugnoso e osso compatto), possiamo sintetizzare il concetto dicendo che, mentre gli osteoclasti provvedono unicamente a distruggere l'osso già formato, gli osteoblasti producono un particolare tipo di tessuto (collagene) che ricorda vagamente il tessuto cicatriziale e che rappresenta la base su cui si depositano i sali prevalentemente di calcio che conferiscono all'osso stesso la sua proverbiale ed apparente durezza.

La matrice connettivale che rappresenta una sorta di rete più o meno fitta in relazione all'età del soggetto e che può variare in relazione alla presenza di eventuali patologie o di trattamenti farmacologici, è responsabile della elasticità dell'osso e quindi della resistenza ai traumi. I minerali depositati in quella matrice, tanto più numerosi quanto più la trama sottostante è ricca, conferiscono la durezza della struttura ossea in esame.

Da sottolineare come il tessuto osseo, proprio perché vitale al pari degli altri organi, ha necessità del continuo apporto di ossigeno e di sostanze nutritive. Ciò avviene regolarmente per la presenza, all'interno di quella struttura apparentemente rigida e marmorea, di vasi sanguigni fittamente stipati all'interno di precise lacune ossee scavate nella matrice connettivale. La contemporanea presenza di fibre nervose all'interno di quella miriade di microscopici canalicoli, rende ragione dell'intenso dolore percepito quando, spontaneamente o per trauma di differente entità, si realizza una frattura ossea, talora minima ed invisibile anche alle tecniche radiologiche.

La vitamina D espleta una serie di ruoli nelle varie funzioni organiche ma, a livello osseo, favorisce principalmente la fissazione dei sali di calcio nella matrice connettivale contribuendo così alla resistenza strutturale del tessuto.

Per meglio comprendere il rapporto tra struttura e funzione del tessuto osseo, basta ricordare quali sono gli estremi della patologia dell'osso: l'osteomalacia e l'osteoporosi.

Nell'osteomalacia viene meno la deposizione di sali minerali sulla base connettivale che può essere perfettamente conservata: l'osso appare particolarmente molle e flessibile perdendo la sua fondamentale funzione di sostegno.

Nell'osteoporosi, viceversa, la matrice connettivale è più o meno ridotta (rete a maglie larghe) e la deposizione dei sali minerali appare proporzionalmente normale in relazione al substrato proteico. Ovviamente in tal caso, essendo la trama meno intensa, minore sarà in assoluto la quota di sali minerali depositati e l'osso apparirà nel suo complesso più fragile, quindi, più esposto alle fratture.

L'osteopenia rappresenta unicamente una situazione strutturale intermedia tra normalità ed osteoporosi. In questa fase è consigliabile un intervento per prevenire una più grave patologia.

Le condizioni che possono favorire l'osteoporosi possono essere riassunte nei seguenti eventi:

  • l'età: al di sopra dei 60 anni nelle donne o, comunque, dopo la menopausa; negli uomini di solito dopo i 70 anni;
  • il trattamento farmacologico soprattutto con cortisonici utilizzati per diverse patologie ma in modo continuativo, specie se a dosaggio elevato;
  • determinate patologie come le tireopatie specie se in trattamento sostitutivo;
  • particolari abitudini di vita come la sedentarietà e l'allettamento.

La diagnosi di osteoporosi viene generalmente posta attraverso la MOC DEXA che è una tecnica radiologica capace di evidenziare la densità ossea in alcuni segmenti (colonna lombare e collo del femore) particolarmente sensibili a questo tipo di patologia.

Tecniche ecografiche sono state elaborate per evitare radiazioni ionizzanti da somministrare ai pazienti, per favorire la ripetitività dell'esame, per la semplicità di esecuzione e per il contenimento dei costi. Tali tecniche però sono solo possibili su alcuni segmenti corporei (polso e calcagno) poco interessati nel processo osteoporotico.

L'Rx vertebrale è, comunque, un indicatore sufficiente di tale patologia attraverso l'identificazione di segni diretti ed indiretti ben valutabili dal radiologo.

Una nuova e promettente tecnica ecografica è stata proposta negli ultimi anni (MOC Echolight) che associa la tecnica ad ultrasuoni con la possibilità di indagare le aree più interessate al processo patologico (colonna lombare e collo femorale). Il suo vantaggio, quindi, è quello di possedere gli aspetti positivi sia della tecnica ecografica (non invasività, ripetitività, basso costo) che di quella radiologica (significatività dei dati raccolti).

Ancora aperta è la discussione sulle opportunità terapeutiche a disposizione del clinico una volta posta la diagnosi. La terapia deve essere finalizzata a migliorare l'osteoporosi o, quanto meno, a contrastare l'avanzamento della patologia. Di sicuro fondamentale è l'esposizione del paziente alla luce per favorire la sintesi endogena di Vit.D e proporre un'adeguata attività fisica combattendo la sedentarietà per ottimizzare la funzione osteoblastica del tessuto osseo.

 

 

                                                                                                                                               Dr. Mauro Marchetti
                                                                                                                                        Specialista in Medicina Interna

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