Impariamo a conoscere le ernie addominali

Che cos’è un’ernia addominale?

In generale, per ernia si intende la fuoriuscita di un organo (ad esempio l’intestino) attraverso un orificio, un canale o comunque una soluzione di continuo della parete della struttura anatomica che lo contiene.

L’addome è simile ad una grossa scatola nel cui interno si trovano organi come il fegato, lo stomaco, l’intestino, ecc. Le pareti di questa scatola sono costituite da diversi strati: dall’esterno verso l’interno troviamo la cute, il sottocutaneo, la parete muscolare e lo strato più profondo che è rappresentato dal peritoneo.

Il peritoneo è una pellicola trasparente, delicata e sottile che tappezza le pareti dell’addome proprio come la carta da parati riveste internamente le pareti di una stanza, con la differenza che, mentre la carta da parati si interrompe in corrispondenza di porte, finestre e prese elettriche, il peritoneo non s’interrompe mai.

La porta erniaria è una grande o piccola lesione di continuo della parete, che può essere delimitata da un tessuto rigido (connettivale, cicatriziale, cioè inestensibile) che favorisce lo strozzamento dell'ansa che ci si impegna; in questi casi l'ansa intestinale che passa e protrude attraverso quel forame inestensibile, viene facilmente “strozzata” o addirittura “incarcerata” generando dolore e complicanze. In altre occasioni la parte che delimita la porta erniaria è rappresentata da una struttura muscolare, quindi più elastica, ed in tal caso ridotto è il rischio di complicanze.

I punti più deboli della parete addominale, dove di solito si creano le porte erniarie, sono in genere le zone di passaggio dei vasi sanguigni che attraversano, perforandone gli stati muscolari e tendinei, la parete addominale stessa.

In molti casi il rigonfiamento erniario si trova sotto la cicatrice di un intervento chirurgico o di un trauma vecchio o recente ed in tal caso si parla di laparocele.

Se è certo che le ernie sbucano nei punti più deboli della parete addominale, è altrettanto evidente che non tutti gli individui avranno, nel corso della vita, un’ernia: ci sono, perciò, anche altri motivi, congeniti o acquisiti, che ne favoriscono la comparsa.

Come ci accorgiamo se siamo in presenza di un’ernia?

Le ernie addominali possono essere visibili dall’esterno o possono formarsi nelle strutture interne dell’organismo dando sospetto di sé solo in quanto capaci di generare una sintomatologia clinica più o meno costante e vistosa. Talvolta solo indagini strumentali, a volte piuttosto invasive, possono farle diagnosticare con certezza.

In quali modi si può verificare un’ernia?

Semplificando al massimo la problematica, nell’addome si possono descrivere:

  1. Le ernie della superficie addominale che appaiono come tumefazioni della parete; in molti casi la tumefazione si manifesta solo in certe particolari situazioni, come durante gli sforzi fisici o sotto i colpi di tosse, e scompare quando il paziente si sdraia o dopo una delicata compressione con la mano sul rigonfiamento erniario. In questi casi si parla di ernia “riducibile”, che vuol dire che il contenuto del sacco erniario può facilmente uscire e rientrare nell’addome. In altri casi l’ernia, spesso dopo anni dalla iniziale comparsa, non riesce più a rientrare con la compressione e diventa così, un'ernia “irriducibile”; a causare questo cambiamento possono essere aderenze che si formano tra l’organo erniato ed il sacco erniario. Sebbene questa condizione non sia di per sé pericolosa sul momento, può precedere complicanze più o meno gravi, ed in ogni caso peggiorare i fastidi che l’ernia è in grado di generare.

  2. L’ernia del canale inguinale. Quest’ultimo è un canale che attraversa la parete addominale mettendola in comunicazione con il sacco scrotale. Nel maschio ed in età infantile permette il passaggio del testicolo nello scroto, ha decorso obliquo dall’alto verso il basso, dall’esterno verso l’interno e dal dietro verso l’avanti, rappresenta nell’adulto un zona di minore resistenza della parete addominale che facilmente dà origine ad una ernia intestinale. Questa, non rilevandosi all’esterno come una tumefazione, può dar segno di sé unicamente per un leggero ed incostante fastidio o con un dolore variamente graduato, talvolta violento, ed a rapida e grave evoluzione. Analogamente alle ernie di parete, può accompagnarsi a chiusura dell’alvo (intensa stitichezza), vomito ed altre complicanze
    La diagnosi è di solito clinica evidenziata da una tumefazione, accentuata dai colpi di tosse, rilevata dal Medico con il dito posizionato all’interno del canale inguinale.

  3. Il laparocele che, potendo rappresentare una grave complicanza post operatoria, è caratterizzato dalla fuoruscita dei visceri contenuti nella cavità addominale attraverso una breccia della parete formatasi in fase di consolidamento cicatriziale di una ferita chirurgica. In questo si differenzia dall'ernia, che si fa strada invece attraverso orifizi o canali anatomici e pre-esistenti.

Tutte le ernie addominali sono di interesse chirurgico.

Le ernie addominali possono presentare complicanze?

Da quanto sopra detto le possibili complicanze delle ernie della parete addominale sono differenti per gravità e rischio di insorgenza. Possono essere così schematizzate:

  • Strozzamento: è quando l’ansa intestinale, fuoriuscita forzatamente attraverso la porta erniaria, viene compressa dal cercine fibroso che la delimita fino all’ostruzione completa del suo lume.

  • Occlusione: è quando, a seguito dello strozzamento, viene ostacolato il progredire del materiale contenuto nel lume intestinale, generando chiusura dell’alvo a feci e gas (stitichezza imponente). Ciò si accompagna a ristagno del materiale intestinale a monte dell’ostacolo, e conseguentemente ad accentuazione ed inversione della peristalsi (movimenti della parete intestinale), con comparsa di dolore e vomito.

  • Perforazione: è la complicanza più temibile e deriva dal fatto che l’ansa intestinale ostruita, esageratamente distesa e non più adeguatamente vascolarizzata (soprattutto per ostacolo al deflusso venoso), si necrotizza (muore), e genera la rottura della sua parete.

Quali sintomi portano il medico a sospettare la presenza di un’ernia addominale?

Nel riconoscimento di un’ernia addominale si possono realizzare due evenienze:

  1. La prima, più banale: il paziente giunge dal Medico perché ha semplicemente notato un’asimmetria della parete addominale, talvolta una piccola tumefazione sull’addome, spesso incostante e qualche volta a tratti, minimamente dolente.
    In questo stadio della patologia si fa una prima visita clinica, osservando il paziente in posizione eretta e ad addome scoperto, facendolo tossire e rilevando l’accentuarsi di quella piccola tumefazione descritta in anamnesi.
    L’indagine strumentale più utile è l’Ecografia della parete addominale che rileva la presenza della porta erniaria impegnata, sotto i colpi di tosse, dall’ansa intestinale che tende a fuoriuscire.
    Per lo studio delle ernie più complesse il medico può prendere in considerazione la possibilità di sottoporre il paziente ad esami diagnostico-strumentali come ad esempio la tomografia computerizzata.

  2. La seconda modalità di insorgenza: il paziente ricorre al Pronto Soccorso per l’improvvisa comparsa di violento dolore addominale in corrispondenza di una tumefazione, di diversa grandezza, presente sull’addome, certe volte di colore violaceo e non riducibile (non rientra con la palpazione della superficie addominale).
    Questa evenienza, acuta è decisamente più grave, rappresenta un’urgenza in quanto potrebbero rapidamente insorgere gravi complicanze; può accompagnarsi a chiusura dell’alvo a feci e gas (grave e persistente stitichezza), a nausea e vomito, talora fecaloide.
    L’intervento medico nelle ernie addominali prevede, nelle forme ad estrinsecazione clinica moderata, consigli su come evitare un peggioramento della situazione, evitando tutte quelle condizioni che favoriscano l’aumento della pressione all’interno dell’addome: gravidanza, stitichezza, meteorismo, sollevamento di pesi, tosse persistente; è consigliabile, quindi, evitare il fumo di sigaretta per ridurre la conseguente  bronchite cronica (BPCO) capace di generare ripetuti ed intensi colpi di tosse. Nel tempo si potrà accedere alla valutazione chirurgica finalizzata alla chiusura della porta erniaria.
    Nelle forme più gravi immediato ricovero per valutazione chirurgica ed eventuale intervento di ernioplastica urgente.

Come si curano le ernie?

Bisogna sapere, infine, che quando ci si accorge d’avere un’ernia, l’unica possibilità di cura definitiva è l’intervento chirurgico. Tutti gli altri  provvedimenti (cinti, sclerosanti o compressioni) sono da evitare assolutamente perché non solo non sono risolutivi ma potrebbero causare numerosi altri inconvenienti.

 
                                                                                                                                                Dr. Mauro Marchetti
                                                                                                                                        Specialista in Medicina Interna

 


Altri articoli utili

Troverai altri articoli utili e aggiornati riguardanti la salute e la prevenzione sul sito www.mauromarchetti.it

Sistema Helios

Dati Utili

P.IVA: 11580821004

SDI: KRRH6B9

Numeri Utili

333 32 33 132

Iscrizione o rinnovo annuale e altre informazioni

347 62 39 798

Visite ed esami a studio

333 32 33 132

Visite ed esami a domicilio

339 32 47 136

"Il Medico Risponde"

Vieni a trovarci

Via Appia Nuova, 185 
00183 Roma
Metro A - Re di Roma
Image

Iscriviti alla newsletter

Rimani informato su tutte le nostre attività, promozioni, comunicazioni. Iscriviti adesso!

© 2021 Associazione Sistema Helios. Tutti i diritti riservati. Powered by WAY Web AgencY