Screening eco addome completo

Attraverso un’Ecografia completa dell’addome è possibile visualizzare una serie innumerevole di organi.

Gli organi controllati potrebbero essere coinvolti, direttamente o indirettamente, in moltissime malattie ­più o meno frequenti, di variabile importanza clinica, talora anche a carattere evolutivo.

In particolare, con un esame di questo tipo eseguito per screening, la ricerca è mirata alla diagnosi precoce di eventuali patologie anche tumorali misconosciute o asintomatiche per le quali una diagnosi precocissima potrebbe comportare la completa guarigione del soggetto interessato.

Ecco gli organi sui quali è possibile indagare attraverso un esame ecografico dell’addome completo:

  • il fegato - è possibile valutarne le dimensioni e la struttura identificando l’eventuale presenza di steatosi (accumulo di grasso) che suggerisce l’opportunità di una più accorta dieta per evitare la possibile comparsa o il peggioramento della funzione dell’organo. L’ecografia consente di evidenziare anche la presenza di formazioni cistiche, di angiomi o di altre alterazioni da tenere sotto controllo nel tempo. Qualche volta potrebbero evidenziarsi lesioni sospette per patologia tumorale primitiva o secondaria che, se identificate precocemente magari ancora asintomatiche, potrebbero essere efficacemente trattate portando alla guarigione completa del paziente. 
  • la colecisti - è possibile, in prima ipotesi, identificare la presenza di calcoli all’interno della colecisti (litiasi), spesso asintomatica, che esporrebbe a numerose possibili complicanze ad insorgenza improvvisa (colecistite, pancreatite, colica biliare, tumore della colecisti). 
  • le vie biliari - l’esame ecografico consente, prima di tutto, di verificare il calibro della via biliare principale (coledoco) che, quando dilatato, indurrebbe a pensare ad una possibile ostruzione lungo il suo decorso. Tale ostacolo al deflusso biliare è più spesso dovuto a calcoli incuneati nel suo interno o, più raramente, a tumori localizzati in corrispondenza del suo sbocco in duodeno (papilla di Vater) o, talora, di pertinenza pancreatica. L’ostacolo al deflusso biliare comporta con facilità l’insorgenza di ittero (cute gialla).
  • Il pancreas - è di solito scarsamente visibile all’esame ecografico in quanto posizionato molto in profondità nell’addome. Quando si riesce visualizzare, di solito nel paziente magro e che si sia sottoposto ad una buona preparazione, può dimostrare la presenza di patologia soprattutto nella porzione cefalica (testa del pancreas); le malattie possono essere sia di tipo infiammatorio sia di tipo tumorale: in entrambi i casi una diagnosi precoce può davvero rendere molto più semplice ed efficace il trattamento terapeutico.
  • la milza - nascosta sotto l’arcata costale sinistra, può essere analizzata sia per la sua struttura che per il suo volume. Se modificata nelle sue caratteristiche può far ipotizzare alcune patologie tra cui, la più significativa, è la presenza di un linfoma anche ancora  non sintomatico. Anche in questo caso la diagnosi precoce è fondamentale per la completa guarigione. 
  • la vena porta - è un vaso sanguigno che, provenendo dall’intestino, porta sangue al fegato. Una sua anomala dilatazione è spesso espressione di un ostacolo al flusso all’interno del fegato per esempio in corso di patologia cirrotica. 
  • le vene sovra epatiche - sono le vene che, fuoriuscendo dal fegato, portano sangue al cuore destro. Una loro dilatazione, apprezzabile con esame ecografico, depone per un possibile scompenso cardiaco destro.
  • i reni - di solito ben visibili all’ecografia, possono essere analizzati per la loro posizione, per il loro volume, per la loro forma. Può essere visualizzata la loro struttura interna dove si riconoscono due porzioni: la corticale e la midollare ciascuna con precise funzioni. Una qualsiasi anomalia dei due reni, così come una loro asimmetria, potrebbe far ipotizzare una possibile alterazione funzionale (insufficienza renale) magari ancora non manifesta clinicamente. Le patologie che potrebbero derivare da una anomalia renale identificata solo attraverso l’esame ecografico possono essere, ad esempio, la calcolosi causa di possibili coliche renali, il rene policistico possibile causa di futura insufficienza renale, una più banale cisti corticale, alterazioni sospette per patologia tumorale in fase pre-clinica. Ancora, rilevare un “rene grinzo” (più piccolo del dovuto) potrebbe dar ragione di uno stato ipertensivo senza causa apparente.
  • le vie ureterali - sono i condotti che dal rene portano l’urina in vescica. Sono almeno in parte ben visualizzabili con l’ecografia e, quando dilatati, fanno ipotizzare un ostacolo al deflusso per presenza di un’ostruzione che, di solito, è rappresentata da un calcolo incuneato nel loro interno. Sulla base dell’entità e della localizzazione della dilatazione e sull’eventuale presenza di sintomatologia concomitante (colica renale, ematuria), è possibile ipotizzare una più specifica causa e decidere se e quando consigliare ulteriori accertamenti e/o un più radicale intervento.
  • la vescica - se ben eseguita, l’ecografia consente di studiare attentamente le pareti dell’organo evidenziandone lesioni polipoidi potenzialmente a carattere evolutivo. Affinché tali formazioni o altrettanto importanti lesioni erosive vengano evidenziate, è indispensabile una adeguata replezione dell’organo ottenuta attraverso una abbondante assunzione di liquido per bocca prima dell’indagine: in tal modo è possibile ottenere una adeguata distensione delle pareti vescicali. L’osservazione ecografica della vescica consente, altresì, di percepire l’eventuale ostruzione al deflusso urinario operato da una prostata ingrandita; in tal caso la parete vescicale appare più o meno ispessita (vescica da sforzo).
  • la prostata - l’ecografia prostatica sovra pubica consente di valutare il volume dell’organo e, congiuntamente alle caratteristiche della parete vescicale, permette di ipotizzare il grado di ostruzione che essa determina al deflusso urinario. Ciò consente di prevedere il rischio di ritenzione urinaria acuta di quel paziente e, quindi, la maggiore o minore possibilità di dover ricorrere urgentemente al posizionamento di catetere vescicale.
  • l’utero - oltre a consentire la valutazione volumetrica dell’organo, l’ecografia addome consente una prima diagnosi di miomi uterini (tumori benigni della parete uterina) diversamente interpretabili in relazione all’età della paziente.
  • le ovaie - differente appare l’immagine di questi organi in relazione all’età della donna.  Sarà possibile dimostrare la presenza di ovuli in varia fase di evoluzione, formazioni cistiche di differente significato clinico e, talora, presenza di formazioni nodulari sospette per patologia neoplastica. Potrebbe essere consigliabile un approfondimento diagnostico con ecografia trans vaginale.
  • l’aorta addominale - per ultima ma non meno importante è questa valutazione ecografica che permette di identificare una lesione aneurismatica (dilatazione) dell’arteria in questione nonché la presenza al suo interno di formazioni trombotiche. Tali alterazioni potrebbero improvvisamente complicarsi, talora senza alcun preavviso, con rottura della parete o con altrettanto gravi ostruzioni a valle. Entrambe queste complicanze potrebbero essere responsabili di morte improvvisa.

Tutto quanto illustrato consente di percepire la quantità di informazioni che è possibile ricevere da una apparentemente banale ecografia, non invasiva, eseguibile in pochi minuti, con uno strumento relativamente semplice, senza esposizione a radiazioni ionizzanti. Il suo unico limite è rappresentato dall’aria presente nell’addome che può essere efficacemente ridotto con una semplice preparazione (dieta) effettuata nelle ore precedenti all’esame. Per ottimizzare l’indagine sarà altresì necessaria una abbondante assunzione di acqua subito prima della sua esecuzione affinché la presenza della vescica distesa favorisca l’indagine pelvica.

In conclusione, eseguire periodicamente un’ecografia addome completo anche in assenza di sintomatologia clinica rappresenta uno dei supporti diagnostici auspicabili per una efficace prevenzione clinica. Ci si assicura così che nulla di anomalo è presente nei diversi organi esaminabili e, eventualmente, si favorisce una diagnostica precoce per arrivare in tempo a curare la malattia con il massimo successo.


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